Noiosa.
Sono noiosa,
talmente noiosa che annoio me stessa.
Adesso annoio anche voi.
Tra 3 mesi ci torno.
Per poco questa volta, ma torno.
Mi manca.
E sento già il caldo del suo sole sulla mia pelle.
A presto LA.
Sono noiosa,
talmente noiosa che annoio me stessa.
Adesso annoio anche voi.
Tra 3 mesi ci torno.
Per poco questa volta, ma torno.
Mi manca.
E sento già il caldo del suo sole sulla mia pelle.
A presto LA.
‘This is the way you left me,
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No Happy Ending
This is the way that we love,
Like it’s forever.
Then live the rest of our life,
But not together.’
Alla mi destra una grande finestra su un cielo molto blu e soleggiato con un aereo che lo percorre e che mi fa pensare a Los Angeles,
ma è ancora troppo presto per tornare.
A me piace : SKELETON BOY!
In tutto il mondo, l’odore della pioggia d’estate, quella che bagna il cemento caldo, e’ sempre lo stesso.
E io lo adoro.
E quando vivi dove non piove mai, adori anche la pioggia che ti arriccia i capelli.
Il sole della sera filtrava attraverso i finestrini della loro macchina. Erano di ritorno da un viaggio intenso, e assieme a loro viaggiava un back-packer poco organizzato.
Mercoledì sera, dopo una breve discussione da vacanza e un paio di panini fatti all’insegna del risparmio, si erano messi in viaggio. L’umore era ottimo, tenuto alto dall’euforia che caratterizza l’inizio di ogni viaggio e di ogni vacanza.
Si erano suddivisi la guida. O meglio, avevano guidato in 3 su 4. Atrraversarono infinite lande piene di nulla, temettero di restare senza benzina, ma giunsero alla meta sani e salvi, alle 3 della notte del giorno dopo.
Per trovare parcheggio dovettero girare l’isolato tre volte, fino a quando il bizzarro ed austero receptionist si degnò di uscire per aiutarli. Le strane erano piene di topi e barboni con le facce da brutti ceffi.
Corsero nella stanza e quei due piccoli letti ampi una piazza e mezza li accolsero calorosamente, così come li avrebbe accolti qualunque altro posto. Erano stanchi morti.
L’indomani si svegliarono e divorarono la città: Embarcadero, il Ferry, Cable car, Lombard street, Fisherman’s warf, Pier 39, a piedi fino a North Italy, Coint tower, The bookligh store, Vulcano bar, cena Thai e letto. Letto di nuovo.
Era la prima volta che lui andava al Thai food. Era talmente affamato che non riuscì a capire se gli piacesse veramente o se aveva veramente fame. Fatto sta che ordinò il terzo piatto e conquistò la simpatia del ristoratore…che credette di avere a che fare con una movie star di Hollywood. Si accontentò di sapere che era un cestista italiano: gli chiese una foto e gli offrì una birra.
Le ragazze rimasero a letto con Morfeo, mentre i ragazzi se li prese la notte, che, come spesso succede, gli risucchio le forze del mattino dopo.
Così le ragazze divorarono China town, Mission, le strade dei murales e un favoloso doza indiano ripieno di patate e spinaci. Rigorosamente vegetariano.
Si ritrovarono tutti assieme sotto ad una nostalgica pioggerellina allo storico quartiere hippy: Haight Ashbury. Erano stanchi, ma camminarono. Presero un taxi e si rifugiarono al caldo, sotto le coperte.
Lei era tesa. Quello che le succedette prima di partire l’aveva rimessa in un lieve stato di ansia. Aveva troppe domande in testa e di nuovo troppe paure. Era tutto più facile con gli amici lì. E’ facile nascondersi la realtà delle cose quando si ha altro da fare, altro con cui scherzare. Quell’ora lì fu pesante. Per quello dopo una ventina di minuti tirò fuori il telefono e iniziò a cercare un posto dove andare a cena, anche se lei sapeva già dove sarebbe voluta andare. Questo aiutò molto a distrarla.
Alle 9.30, dopo doccia e preparativi di rito, furono tutti da KOKKARI, un bellissimo ristorante greco, molto conosciuto a San Francisco. Cucina egregia, buon vino, la compagnia di una donzella turca, la simpatia del cameriere e qualche bicchiere di Cinzano al banco con un vecchio avvocato fecero scivolare la serata.
Il post cena finì al Clifft…dove tutti in qualche modo si separarono e si godettero la loro personale San Francisco.
Ne riparlarono la mattina dopo tra 7 occhi piccoli e le facce stravolte a uno dei tavoli del Foreign cinema. Omelette, ostriche e pancetta era tutto ciò che serviva prima di rimettersi in viaggio in una tuttaltro che estiva San Francisco.
La Pacific Coast Highway li aspettava.
Alternarono i turni di guida fino a quando, stanchi di stare in macchina senza fiato davanti a panorami incredibili, decisero di cercare un motel per passare la notte.
I primi quattro posti che visitarono erano pieni. Scendevano sempre lui e lei, per procacciarsi una camera per quattro, al prezzo di due. Ne trovarono una a 200 dollari, al Big Sur Lodge, in mezzo alla Pfeiffer Big Sur Forest.
Aveva due camere, il divano, la terrazza e il caminetto. Soffitti in legno e finestre sul tetto. La mattina degli insoliti uccellini neri e turchesi addentavano i semini delle loro ciliegie.
Lui si fece il caffè mentre l’altro lui si faceva la doccia. Lei tentava qualche Asana mentre l’latra lei faceva la valigia. Caricarono la macchina e con un cappuccino in macchina si diressero all’interno della foresta per una camminata alla ricerca delle cascate e di una bella vista panoramica.
Quella mattina di pensieroso c’era lui. I dubbi potevano essere diversi, ma alla fine ciò che faceva paura era sempre la stessa cosa: il futuro. Chi, come, dove e quando?
Lei avrebbe voluto dirgli che si sarebbe risolto tutto al meglio come sempre, ma quella mattina capì che sarebbe stato meglio se fosse rimasta zitta. Non capiva perché, ma gli voleva bene come a un fratello. Uno di quei beni incofinati, che anche quando ci si incazza e ci si manda a fanculo, è come se non fosse successo nulla. Pensò che avevano questo tipo di rapporto, questo legame strano, lo pensava già prima. Ma ora che, per la prima volta, passarono così tanto tempo insieme, ebbe modo di esserne più certa.
Ripartirono.
Lei leggeva, lui dormiva, lui guidava e lei guardava fuori chiamando l’attenzione di lei ogni qualvolta si presentasse un panorama degno della loro attenzione.
Un ragazzo biondo camminava a bordo strada, si girò e mostrò un’insegna con scritto ‘SOUTH’.
Fu così che Brian, dall’Idaho, diventò uno di loro. A pranzo gli chiese se gli potesse essere offerto il pranzo e a San Luis chiese di essere accompagnato a cercare suo fratello in un alloggio per senzatetto.
Brian era partito dall’Idaho un mese prima, e camminato fino alla California assieme a suo fratello, la sua ragazza e il suo cane Bell. Era mezzo armeno e mezzo americano, aveva 18 anni e si sentiva smarrito. Era visibilmente preoccupato.
Non se la sentirono di lasciarlo e lo portarono con loro a Santa Barbara.
Il sole scendeva. Lui pensava al suo futuro prossimo, lei guardava la strada, lui guidava, lei scriveva e lui dormiva. Ancora. Era forse il modo migliore per non pensare?!?
Era felice e domani avrebbe compiuto 26 anni. Un’amica partiva e un’altra stava per arrivare. Ma poco dopo sarebbe rimasta solo lei. Lei con il suo futuro, che passo dopo passo diventava presente.
Eccomi qua,
in incredibile ritardo e con pochissimo tempo a disposizione.
Scusate ma, oltre a vivere, lavoro….il che significa che il tempo libero che rimane a mia disposizione è poco e….cerco di non spenderlo davanti al computer, ma…
Ma cerco di spenderlo cercando un appartamento per dei cari amici a cui all’ultimo momento è saltata una vacanza.
Ma cerco di spenderlo chattando con qualcuno che sento poco perché lontano.
Ma cerco di spenderlo portando a spasso Frankie, che ultimamente ho davvero trascurato.
Ma cerco di spenderlo allenandomi e coltivando le mie passioni.
Ma cerco di spenderlo con le amiche, con gli amici…vecchi e nuovi. Liberandomi da inutili stress e mal di testa.
Ecco a cosa serve crescere…a capire che l’85% delle cose che ci mettono di cattivo umore, sono preoccupazioni frivole ed inutili.
Credo sia stata l’aria di montagna ad illuminarmi, non quella di Vegas.
Insomma volete la risposta.
Vegas è Riccione il 15 di agosto. Gente grossolana che passeggia a passo di turista tra vie immerse tra negozi, gelatai e cocktail bar.
Lo Utah è l’Austria ingrandita, è la montagna senza la fatica, è la natura senza il pericolo. E’ tutto quanto di più naturale dovrebbe capitare ad un uomo nel breve cammin della sua vita. E’ relax, tranquillità e panorami immensi da mozzare il fiato di ognuno.
Serve dire altro?
La risposta al più presto, ve lo prometto.
Sono tornata alle 3 di notte ricaricata di energia dopo 5 giorni dispersa nella terra statuinitense con due angeli e tante patatine fritte.
Non avrei mai creduto che ad un certo punto della mia vita mi sarei sentita più vicina ad una lucertola che alla maggior parte degli esseri umani.
More details to come…..SOON.
Era scappata a fare colazione da sola.
Aveva bisogno di respirare.
Aveva bisogno di scappare. Scappare non solo di uscire da quella casa in cui ormai facevano qualunque cosa.
Aveva bisogno di scappare un’attimo da quello stare insieme, giusto il tempo di rendersi conto, di quanto le sarebbe mancato.
DI QUANTO LE SAREBBE MANCATA LA SUA NUOVA FAMIGLIA.
Immersa tra questi pensieri quasi non lo notò.
Ma c’era qualcosa nel suo modo di parlare, nel suo accento, nella sua camminata…che catturò la sua attenzione.
Lo chiamò e si abbracciarono.
Pensò alla bizzarria di quel ‘non- rapporto’. Ma sorrise e la giornata iniziò meglio.
Si riversò in posta per spedire un pò di amore all’altra famiglia.
Si accorse che così era sola.
Recuperò le due parti mancanti e assieme si nascosero in una libreria/caffè.
Si raccontarono la vita come se non si vedessero da giorni, ma erano passate a malapena 12 ore.
Risero degli involontari calci dati nel lettone durante la notte.
Sorrisero davanti agli occhi dell’amore.
Si commossero sentendo racconti di chi nella vita ha dato molto.
Pianificarono viaggi che non si dimenticheranno mai.
Telefonarono agli affetti.
Controllarono la posta.
Alzarono gli occhi e si dissero che si volevano bene…e che le cose non sarebbero mai cambiate.
Caro Barak,
scusa se ti do del tu, scusa se sono un po’ inopportuna e scusa se ti scrivo in italiano. Ho un problema di cui vorrei parlarti. Nulla di serio rispetto a ciò di cui ti occupi tu ognigiorno, ma sono sicura che, da buon padre e amante della razza umana, saprai capire le mie esigenze e darmi una mano(o una cittadinanza).
Cercherò di essere breve.
IO QUI, in America, negli Stati Uniti di America, in California, ci vivo solo da 8 mesi…ma ho già capito, che non posso andarmene più. Sono sicura che tu non vorrai che io ricorra a metodi come matrimoni forzati, bambini senza padre o scongiuri ad aziende, pur di rimanere qui.
Allora, ti spiego.
IO QUI, mi sveglio la mattina…un po’ quando voglio, ma sempre prima delle 9.
QUI c’è sempre il sole. E mica solo in cielo??? C’è il sole nel volto di tutte le persone, negli oggetti, nelle piante, negli occhi dei cani che riempiono questo villaggio, NEL MIO CUORE.
IO QUI, quando dopo aver fatto colazione con calma, ed aver ascoltato attentamente le news sul tuo paese, io esco e salgo sulla mia macchina…e mi sembra che mi sorrida anche lei.
IO QUI, quando guido, nonostante ci sia il traffico più congestionato del mondo, io guido tranquilla fino al lavoro, sorrido agli operai per strada, ai tuoi connazionali che trovo agli stop, al benzinaio e al tipo in bicicletta.
IO QUI, quando arrivo al lavoro, tutti mi sorridono e fanno in modo che io stia meglio che a casa mia, assicurandomi ogni tipo di confort.
IO QUI, se sbaglio qualcosa, mi dicono di non dire ‘sorry’, perché davvero credono che sbagliare sia umano e perché davvero sanno che è così che si impara. Lo sanno e lo pensano, non lo dicono e basta.
IO QUI, quando finisco di lavorare, salgo in macchina e il sole è ancora alto che sorride. La musica che esce dalle casse della mia radio, in macchina, è un idillio…mi porta in un mondo parallelo. Mi rende la protagonista di uno di quei film che NOI, in Europa, ‘ma è solo un film!’…ci dicevano da piccoli.
IO QUI, alle 6 pm,finita la giornata al lavoro, stanca ma felice, corro a casa da Frankie, le metto il guinzaglio, mi metto una tuta e scappo con lo skateboard sul lungomare, OGNI GIORNO.
IO QUI, in 4 minuti sono alla scuola di yoga più bella del mondo, dove sudo e poi mi rilasso…e capisco perché tutti sorridiamo…QUI.
QUI, sembra che le persone abbiano capito che davvero si vive una volta sola e che ci si deve volere bene, fare il proprio dovere, rispettarsi ed abbracciare la vita.
E TU SUL SERIO VORRESTI CHE IO ME NE ANDASSI DA QUI SOLO PERCHE’ TRA UN ANNETTO NON AVRO’ PIU’ UNA STRANA CARTINA SUL PASSAPORTO CHE MI DICE CHE POSSO RESTARE IN PARADISO?