Cliffhanger's Blog

Words of a life lover…

Archive for the category “COUNTDOWN”

On flight mode

I dettagli, non proprio tutti, delle mie bellissime ultime 24 ore in venice beach, molto presto.
Il momento piu’ difficile? L’abbraccio con Ale, mi manchera’ un sacco!
E’ stata dura salutare la Prius e Wholefoods, cosi’ x non essere materialista.
Ho deciso che il prosciutto crudo non e’ carne quindi sono ancora vegetariana.
Ho portato Mally a vedere il tramonto a Point Dume a Malibu ascoltando splendide canzoni a tutto volume e cantando….ah, che bella la vita!
Ho cenato al Piccolo a Venive dove abbiamo mangiato benissimo ed in ottima compagnia(mally, andrea e marc).
Ho fatto qualche ultimo giro in macchina ed ho guardato le stelle dal tetto del mio ultimo appartamento fino alle 6 am, quando mi sono fatta portare in aereoporto.
Ho dormito sino ad ora che sono a 30 mins da NYcity.
Ho talmente tanta voglia di tornare a casa che nn farei nemmeno un giretto li’!
E qui la lista delle xose che lascio e chissa’ se mai ritrovero’!!!
Grazie LA!!!!
ColaZione da Cow’s end
Giornali Usa
Wholesfood
Non sento piu nemmeno l’odore dell’oceano
La ruota di Santa Monica
Rfd
I ragazzi con la muta e la tavola a qualunque ora del giorno
Il new york times(anche se non lo leggo mai)
Lo skateboard
Tutti i cani del mondo, ma in particolare il mio mostro delle tenebre
Yas
Il gufo sugli edifici
La gente che corre
Il profumo dell’eucalipto prima di rientrare a casa
I film al cinema on ligua originale
Le carote gia’ pelate
L’oatmeal
La pizza vegana di wholefoods
Farmer’s garden smootie e l’einstein juice con le biete che micolorano le labbra di wholefoods
La prius(anche se so che arrivero’ ad odiarla prima d venderla)
Il cambio auomatico sempre cmq e ovunquw
Poter gitare a dx con semaforo rosso
L’agebte jacobucci che mi da una multa al giorno(ma anche no…non la conto)
Il sorpasso da destra
La non coda alle poste
Il cambii euro dollaro che rende tutto cosi’: come faccio a nom comprarlo
L’i phone(qlc dovra’ craccarmelo)
Le hike
La dispersivita’ di la: mare, downtown, hollywood, canyon, tutto a 5 minuti da tutto: senza traffico quindi mai
Il farmer’s market la domenica mattina
Lo scazzo generale
Il sole 24/7 7/7 365/366
Il caldo
La gentilezza dej dipendenti americani
I giovani in giro
Greg(e qui ci vorrebbe un solo post, ma gente cosi’ la si trova solo qui!)
Il wi fi ovunque
I pelliani che si gettano ammmare
Le pain quitidien
Essere uno nessuno e centomila oggi, mai o sempre
Solo sandali e vestiti estivi nell’armadio
L’inflese ammmericano in tutte le sue colorite sfumature(ma nkn mi manchera’ parlare mezzo ita e mezzo ingl a gabry!!!)
Le colazioni o i brunch fuori(mi vedo gia’ disperata da california bakery con una lampada simulatore del sole con fuori la pioggia dei novembri milanesi)
L’AVOCADO
Lo yoga journal
La spiaggia a qualunque orA
I tramonti
I fiori profumati in ogni stagione
Incontrare antix nel posto piu sbagliato e nel momento piu svagliato e non capire piu un cazzo. E poi riscjiare di andarci a vivere insieme.
Le birre al whaler
Le ‘risate’ da ale
Lo skywalker quotodiano con tara
I sogni del domani: ogni giorno diversi
La gentr che ti saluta per strada sorridendo
La battuta:’ i come from venice, the real venice’
I file audio a carola
Nn a ere scuse x esaere pigra perche c e’ semore il sole e sn tutti iperattivi
Il te yogi
Dire qualunque cosa in italiano in qualunque momeento cbe tanto nessuno non capisce un cazzo
Le mele secche bare fruit
Raw food
Mary’s gone gluten free crackers
Ragazzini felici del car wash agli angoli delle strafe
Il soy milk ovunque
Le vecchie insegnne dell america degli anni d oro
Il wi-fi ovunque e comunque
Fare le lasagne e conquistare tutti
La mia collina di riverside
Gli occhi di gery al mattino
La mia famiglia: i millado
Yvonne il suo giardino incantato e i suoi magici consigli
Point dume
I tramonti
La UCR extensions
Le lezioni di yoga al Rec center alle 6 ogni mattina
Le cabine armadio immense
Il poter essere pazza in ogni momento
E tante altre cose che ora non posso nemmeno immaginare e ce mi verranno in mente giorno dopo giorno
Tipo il wi fi in aereo tra Lax a Jfk, volo dal quale vi sto scrivendo

-1. -21 ore alla partenza. -37 ore all’arrivo. Irene permettendo.

Sono davvero felice di tornare. Ogni minuto di più.

Sono seduta nella grande tavolata che c’è al centro di ogni ‘Le pain quotidien’ in giro per il mondo. Colazione alle 12.10…ormai i tempi sono questi.

Come avevo previsto gli ultimi due giorni sarebbero stati intensi.

Dopo essere stata svegliata domenica notte sia da mio papà che mi avvertiva di aver pagato una multa ben 8 volte che dalla simpatia di Andrea, Marc e Mally, mi sono alzada all’alba di lunedì(8 am) per chiudere il passaggio di proprietà alla motorizzazione civile americana: la rinomata DMV. Famosa attraverso tutti gli Stati Uniti per essere il posto con il peggior customer care e con le code più lunghe. Si è vero, arrivati allo sportello ti risolvono qualunque tipo di problema, ma sino a quel momento, si può solo pazientare seduti tra bandiere americane e gente di ogni tipo, di ogni dove.

Verso le 11.30 siamo riusciti a sistemare tutto, io e Alessandro ci siamo levati la preoccupazione maggiore!

Il tutto giusto in tempo per recuperare la principessa, bere un ultimo caffè da Intelligentsia e fiondarci nel marasma del primo giorno di scuola al Santa Monica College.

La lezione di storia americana di Daniele Bolelli, ci attendeva!

Daniele ha accolto i suoi studenti sulle note dei Red hot chilly peppers, consegnando il syllabus e salutandoli, uno ad uno, con un sorriso ed una decisa stretta di mano. Dopo le solite presentazioni di rito, Daniele ha parlato un po’ di sé, di come abbia smesso di cercare di perdere il suo accento italiano, molto gradito dalle donzelle americane, e di come allontanare dall’ambiente accademico l’idea che ‘fun’ non sia l’opposto di ‘serious’, bensì di ‘boring’.

Il nostro amico professore passa così dal ‘personale’ alla lezione accademica vera e propria, mettendo gli studenti davanti alla dicotomia che contraddistingue la storia ai giorni nostri: perché la storia è terribile, addirittura peggio della matematica, mentre produce un successo colossale quando portata da Hollywood all’interno delle sale cinematografiche? L’aula americana, a differenza di una tipica classe in Italia, si è animata, ed ognuno ha avuto la possibilità di esprimere il proprio parere senza alcune timore di essere deriso; merito sicuramente della scuola americana, che abitua sin dai primi anni scolastici ad un approccio di questo tipo, ma senzaltro anche del docente e del tipo di insegnamento. Ecco, qui mi permetterei di dire che ‘lezione accademica vera e propria’ non è il termine più adatto se si parla di una lezione del Professor Bolelli. Lo stile è disinvolto, senza alcun tipo di pedana che ponga il professore fisicamente e/o figuratamente, in una posizione superiore, ma che tuttavia riesca a ottenere il giusto rispetto senza creare distacco tra gli interlocutori.

La lezione prosegue con un breve cenno a quale possa essere la terminologia più corretta per riferirsi ‘ai primi americani’, alcune delucidazioni sui manuale e la lezione si conclude, a grande stupore mio e di Margherita, con una lotteria che avrebbe decretato chi, tra 20 studenti volenterosi, sarebbero stati i fortunati 5 che avrebbero potuto seguire regolarmente il corso. Ecco, queste cose in Italia non succedono. Talvolta, soprattutto in ambienti pubblici, non avere un numero limitato di studenti crea un grande disagio, ma in questo caso, in una classe di una quarantina di ragazzi, mi è sembrato piuttosto penalizzante. Proprio in quel momento e in quella situazione, uno studente volenteroso ha rubato 5 minuti a Daniele per poter descrivere un progetto di raccolta firme che dovrebbe aiutare le scuole ad avere maggiori finanziamenti che permettano di eliminare diversi ‘budget cuts’, eliminando problemi quale quello dell’iscrizione di cui vi ho appena accennato. Credo di aver capito che i docenti vengano pagati a seconda del numero di studenti che hanno, e se sanno di non poter chiedere un aumento, devono limitare le iscrizioni. Dall’altro lato questo dovrebbe essere indice di una maggiore motivazione nei confronti del corso e della materia che lo studente sceglie.

Per noi studenti italiani questo è davvero assurdo!

Io e Margherita abbiamo deciso di perderci, a nostro rischio e pericolo visti i soggetti, nella folla entusiasta e/o amareggiata dal rientro a scuola, quando ancora il sole riscalda le spiaggie della costa californiana.

Il campus, come tutto in America, è enorme, con diversi dipartimenti, palestre, piscine, parchetti e ‘oasi di relax’. Gli studenti non si possono descrivere a masse, come potremmo facilmente fare in Italia: ognuno ha una sua provenienza, un suo modo di identificarsi e presentarsi e ognuno ha un diverso punto di arrivo. Questo è, se non diverso, quantomeno molto più evidente che nell’ambiente universitario italiano, dove, a seconda dell’università frequentata, si descrive uno stile(i bocconiani, quelli della statale,…).

Segue ultimo pranzetto vegano da RFD(real food daily), regalini sulla Promenade, unghie alla spa, docci-lampo e ci troviamo sedute ad una tavolata di 18 persone da Enterprise Fish and co. per la ‘Goodbye dinner’.

Senza nemmeno sapere come, io, Mally, Andrea, Marc, Ale, Matt, Andres ed Hassan, ci ritroviamo sui canali con qualche birra e tanta voglia di ridere. Il tutto si trasforma in una corsa in spiaggia dove vengono fuori le chicche migliori, tra cui vorrei ricordare ‘Bresaola Pitturicchio’ e Hassan che chiede una bottiglia per poter fare il gioco della bottiglia e non trovando la bottiglia….il carissimo Matt scarica l’applicazione sull’i phone: W LA TECNOLOGIA hahahaha! Inutile dire che il gioco non è stato fatto!

Non so esattamente come, ma siamo tornati alla macchina e quindi a ‘letto’, dove ci siamo  addormentate ancora insabbiate e vestite…povero Airbed!

Stamattina abbiamo raccolto le ultime cose, svuotato il frigorifero e spedito gli ultimi scatoloni. L’ultima colazione da ‘Le pain quotidien’ ci aspettava, e così anche l’attore che interpreta John Locke nella serie televisiva ‘Lost’, che si è molto gentilmente prestato per una foto con me.

Insomma, siamo libere, godiamoci queste ultime ore….e

 

CI VEDIAMO IN ITALIA?!?

-4 o -3: non capisco piu’ sedevo fare il conto alla rovescia rispetto alla partenza o all’arrivo

Allora.
Inizio cosi’ per il semplice fatto che per me e’ domenica mattina, anche se in realta’ e’ l’una, ma…come credo facilmente possiate inmaginare, ieri era l’ultimo sabato a LA e io a malapena ricordo come mi chiamo. Sul serio.

Ieri alle 9 am ero in posta con due scatoloni grandi il doppio del postino Jerry, il quale mi sta ancora maledicendo, e credo di poter dire che ormai e’ partito tutto…o quasi!

Anche la mia mente e’ gia’ la’.

Anche il bulldog francese che voglio comprare al mio ritorno e’ gia’ la’.

Ci sono 40 gradi e i vicini hanno ordinato un brodo. Li odio. Non si puo’ cazzo! Siamo pure seduti al sole(Urth’s cafe’).

Noi aspettiamo uova e avocado :)

Ieri ho mangiato sushi al Matsuhisa. Accanto a noi Jessica Alba, Vaporidis(di cui non ricordiamo il nome) e Elisabetta Canalis.

Dopo dritti al Drai’s. Tavolo e ricordi a svanimento fino a quando il letto mi ha abbracciata.

Per molte ore.

Ieri spiaggia.

Oggi?

Ribadisco, non so nemmeno come mi chiamo. Voglio solo le mie uova.

Ps: fatemi sapere se c’e’ un contest d peggior blog post della storia che oggi vinciamo a mani basse!

-5: comincio a non vedere l’ora di salire su quell’aereo.

Mercoledì, dopo una giornatina divisa tra spiaggia e piccole commissioni(cercherò di non ripetere troppe volte la parola ‘scatoloni’ in questo post), io e Marghe ci siamo regalate un bel panino a Marina del Rey, in un posto in cui ci aveva portate Erica prima di partire per New Orleans.

Dopo cena ci siamo incontrate con Ale e Andres, abbiamo rifinito gli ultimi dettagli sulla macchina, stretta di mano, calici di vino, brindisi…e così la mia Prius se ne andava. Anche la mia Prius. Il mio amato mostricino che è stato con me nel bene e nel male per 10 lunghi mesi, sopportando tutte le mie follie automobilistiche e ritrovandosi spesso con dei foglietti sotto il tergicristallo. Agent Jacobucci non perdona.

I calici si sono svuotati a suon di risate, su uno dei bianchi ponticelli dei canali. Quante storie avranno visto e sentito quei canali, quante storie che si intrecciano, di gente che viene e che va.

Giovedì mattina presto si partiva per Riverside, con tanto di poliziotto che non ci lascia respirare nemmeno per strada. Al ‘Marghe passami la patente che non posso togliere le mani dal volante’ ho potuto leggere nel suo sguardo la PAURA di finire chiuse in gattabuia con qualche brutto ceffo in attesa che qualcuno si degnasse di pagarci la cauzione. Menomale che due dolci sorrisi italiani sono bastati per farci andare senza multe.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Scuola, banca, posta, compagnia telefonica, assicurazione medica, assicurazione automobilistica…tutto piano piano se ne andava, iniziando a farmi sentire leggera.

Ore 1 pranzo da Yvonne. Tante chiacchiere, tanti abbracci, tanti pensieri. Le ho scaricato Skype, le ho spiegato come mandare e-mail. le ho dato tutti i miei recapiti telefonici e l’ho pregata di venire nel Bel Paese: il prima possibile! Il tutto contornato da un pranzo delizioso, creato ad hoc per noi e raccolto direttamente dal suo fantastico giardino!

Alle 5, quando salutarci diventava sempre più difficile, abbiamo recuperato Megan per un altro lungo abbraccio.

Alle 7 finalmente ci siamo trovate con la famiglia Millado! Per chi non lo ricordasse, loro, Butch, Aurora e la piccola Marguerite, sono coloro che mi hanno dato un mondo, una sensazione, una famiglia a cui appartenere, mentre mi trovavo in suolo straniero. Geri è cresciutissima e sempre più solare e indipendente, Butch è il mio ‘Buddy’, il mio amico, il mio fratello maggiore. E poi c’è Aurora: una gran persona. Una donna che difficilmente si apre con gli altri, ma quando lo fa, quando si fida…è disposta a tutto. Una donna che mi ha insegnato molto. Una donna con alti principi e valori ‘vecchio stile’. Una ex donna in carriera che ha lasciato tutto per inseguire gli occhi della sua piccola e crescerla giorno dopo giorno. Una moglie, una mamma e una sorella: una gran donna.

La mattina, dopo tutti i saluti e dopo aver lasciato Riverside, ci siamo dirette a Murrieta, per l’ultimo dei saluti fuori da Los Angeles: il professor Alain Jourdier, mio docente e tutor durante questo anno americano! L’ho trovato in grandissima forma ed entusiasmo della mia scelta di tornare per stare più vicina alla famiglia. Lui mi ha detto una cosa bellissima: ‘mi sono messo a dieta e ho ripreso ad allenarmi! Ho perso 20 kg! E sai perchè? Voglio vedere mio figlio crescere, voglio vedere che cosa combina….perchè promette troppo bene! E vedrai che anche i tuoi riavendoti a casa riacquisteranno gran parte del loro entusiasmo!!!’

Sono risalita in macchina, ho salutato Riverside e sono corsa a fare scatoloni e scatoloni che stamane ho portato in posta e spedito.

Rimane proprio poco di me qui…sono gli ultimi giorni, vorrei fare 100 ma mi sento stanca e non vedo l’ora di essere sul mio divano, nella mia casa, con i miei due mostri e tutto il mio mondo!

-7: tra una settimana, su quel volo, ci sarò io!

La stanza in cui dormivamo in quei giorni era davvero modesta. La moquette raccontava molte storie, noi, dopo averla accuratamente aspirata, la evitavamo.

Dormivamo su ‘air bed’: semplici materassini ad aria talmente bassi da causare giramenti di testa ogni qualvolta ci alzassimo. Quel letto è tutto per noi, è divano, è posto di lettura, è poltrona per vedere i film…forse quello che proprio non riesce ad essere è…LETTO.

La finestra della stanza era grande e grazie al posizionamento al quarto piano ci rendeva possibile la vista del cielo. Grigio e uggioso al mattino, blu cobalto e brillante dal dopo pranzo al tramonto, quando iniziava a colorarsi nei più variabili toni dell’arancio e del rosa, lasciando intravedere solo le ombre delle altissime palme californiane.

Vi ho già detto che i nostri comodini sono delle cassette della frutta di cartone? Se no, sappiate che ci tengo a dirlo perché mia mamma, per insegnarmi ‘il sacrificio’, mi raccontava sempre di quando mio fratello visse a Verona con ‘solo una cassetta della frutta come comodino’. IO VIZIATA.

Torno a Udine, starò a Udine e non mi muoverò sino a che non sarò certa di essermi trovata un’occupazione che mi possa garantire una vita. Ho 26 anni e trovo vergognosa questa mia condizione da ‘mantenuta’.

Dall’altro lato…ringrazio il cielo di avere i genitori che ho. Di aver fatto la strada che ho fatto e la strada che sto facendo, di avere una testa per pensare…e spero presto questa testa mi faccia imparare a camminare da sola.

Oggi sono riuscita a liberarmi di gran parte delle mie cose, un po’ tra second hand store e un po’ tramite donation(Goodwill, peraltro ottima trovata di business).

Ci stiamo concedendo un cappuccino da Le pain quotidien. Uno degli ultimi, a meno che io non decida di aprirne uno a Milano. O di visitare quello di Roma.

Ieri ho iniziato un gran bel libro. L’apertura è davvero forte, ma premette bene. Me lo ha regalato la mia professoressa di sociologia: Emanuela Mora, una di quelle persone con cui spero di riprendere proficui contatti non appena rincaserò in patria.

Il libro si chiama ‘L’arte della gioia’ ed è di Goliarda Sapienza. Del libro vi parlerò più avanti, ma vorrei dedicare un po’ di spazio, qui nel mio blog, alle parole di Angelo Pellegrino, amico della scrittrice che, purtroppo solo dopo la sua morte, ha reso possibile la pubblicazione di questo suo romanzo.

Pellegrino scrive di Goliarda: ‘Scriveva di solito alla mattina cominciando intorno alle nove e mezza, e andava avanti sino all’una e trenta, le due, tutti i giorni, cercando di sfuggire – e non era facile- ai numerosi inviti a colazione nel sole di Roma di quegli anni beati e agitati. Diceva sempre che SCRIVERE SIGNIFICA RUBARE IL TEMPO ANCHE ALLA FELICITA’.(…..)Dopo di che Goliarda cucinava una rapida cena. Era uno straordinario talento di cuoca. Riusciva a cucinare di tutto, con tutto, e soprattutto senza farsene accorgere. Teneva molto che questo suo talento le venisse riconosciuto. Dicessero pure che era una mediocre scrittrice, ma non cattiva cuoca.’

 

-9 e il sogno di Raula

23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31….e si parte. Alle 9 am.

Sono sempre più felice di tornare.

Mi sento italiana, mi sono un pò chiusa in questo ultimo mese. Quasi volessi proteggermi.

Io e Marghe passiamo i giorni alternandoci tra scatoloni, internet cafè, commissioni e spiaggia. Beh finalmente c’è il sole ed è sempre agosto….quindi….un pò ce lo meritiamo no?!?

Sto leggendo un sacco, finalmente, cucino…programmo gite a Riverside. Inizio a essere un pò più io.

Quella del relax, dello yoga, delle grandi chiacchierate  e della meditazione.

Oggi ho fatto un sogno spettacolare: io e Laura andavamo a fare paracadutismo. Dopo un pò, siccome il mio numero di telefono era sbagliato, sono dovuta tornare alla base, mentre Laura ha proseguito il suo tour.

Giunta a Terni l’istruttore avrebbe dovuto lanciare l’ancora e riprogrammare il paracadute per ritornare alla base(non ho la più pallida idea di dove fossimo). L’istruttore, fidandosi del talento dimostrato da Laura, fece lanciare l’ancora a lei.

A questo punto Laura, anzichè lanciare l’ancora in mezzo al bosco, la gettò in piena città.

Alcuni minuti dopo mia madre mi chiamò dicendomi di accendere il televisore su qualsiasi canale. La città di Terni andava a fuoco.

Mia zia Bibi, che fa parte del consiglio comunale/provinciale, stava rilasciando un’intervista dicendo che Laura doveva assolutamente essere rilasciata dopo l’arresto avvenuto poche ore prima.

Io chiamai mio padre chiedendogli se fosse stato lui a dire alla zia che Laura era la mia migliore amica,e mio papà mi rispose: ‘credo che lo abbia capito vedendo tutte le DOCU-STORIE che parlano di Laura dalla sua nascita. Ci sono anche tutte le foto delle vostre vacanze’.

Stamattina mi sono svegliata ridendo ed immaginando le docu-storie su Laura, mentre lei era in carcere.

ps: Prego psicologi/psichiatri/psicoterapeuti che tramite questo racconto diagnostichino qualunque tipo di insanità mentale di astenersi dal commentare. GRAZIE :)

-11

Sto cercando di vivere questi giorni a pieno e anche solo trovare 10 minuti per scrivere diventa quasi impossibile.

Ieri Yvonne è venuta nel mio mondo. Per chi non mi seguisse assiduamente, Yvonne è la mia prima insegnante di yoga, colei che mi ha aperto a questo nuovo mondo e a molto altro ancora.

Siamo andate a prenderla verso le 9.30 am a Downtown Union Station, e già il suo volto sprizzava di gioia per la ‘nuova’ esperienza.

Non ho resistito dal portarla alla mia Mecca: Wholefoods. L’enorme supermercato organico-biologico l’ha accolta a braccia aperte con degustazioni e molte curiosità. Io sono finalmente riuscita a regalarle le TOMS, e lei mi ha regalato una piccola fialetta di essenza di Eucalipto che mi farà sempre pensare a lei, quando sarò a Milano.

Ogni qualvolta io andassi a trovarla lei mi guidava attraverso il suo giardino incantato, ‘sforbiciando’ qua e là e io non me ne andavo mai senza rami di Eucalipto ed il loro delicato aroma. Quel profumo per me, sarà sempre lei.

Una lunga chiaccherata mentre curiosavamo nel Boardwalk, un giro attraverso i canali, un pranzo RAW by Euphoria loves Rawvolution in macchina, un’infinita guida fino a Downtown, la corsa sui binari ed Yvonne è già ripartita.

Dopo tre orette io e Mally ci riprendevamo da un riposino pomeridiano per dirigerci, in compagnia di Athena, al cinema: One day. Non un gran film, ma noi siamo ruscite a trarne qualche bella riflessione.

Stamattina, – 11 gg, quando ho aperto gli occhi il cielo era ancora grigio, Mally ronfava con la boccuccia aperta e qualcuno da oltreoceano mi diceva che sarei dovuta essere sveglia per iniziare ad abituarmi al fuso.

Erano le 9.15. Decisi che una lunga e spensierata camminata mi avrebbe trascinata a yoga. E così, tra gli scoiattoli che percorrono i fili dell’alta corrente, signore che si ritrovano dalla parrucchiera per la piega, mercatini improvvisati, homeless in giro con i loro carrelli, un giovane disteso nel suo truck a riposare, ragazzetti in skateboard e messicani che vanno al lavoro,…così sono giunta tra le mie quattro mura preferite: quelle di Yas.

Penso molto in questi giorni, ma non sto male come mi aspettavo sarei stata. Magari quel momento deve ancora arrivare, magari non mi rendo conto di quanto sia distante l’altra parte del mondo, o magari è solo la grande voglia di ritornare tra le braccia dei miei, del mio tutto.

Un brunch a base di poached eggs(uova all’occhio di bue) e asparagi da Urth’s cafè, le chiacchierate con il mostro, la voglia di andare in spaiggia, di leggere, di ridere, di tuffarsi.

Farsi raccontare la loro vita e chiedersi ‘ma io dov’ero? Perchè non c’ero? Ma tranquille raga…nel bene o nel male…presto ci sarò di nuovo!’

Il costume lo abbiamo lasciato in borsa perché nelle ultime due settimane, ogni qualvolta lo indossassimo, il sole si nascondeva dietro alle nuvolacce.

Due stupidelle scaramantiche che si sono aggrovigliate nella sabbia pur di non mettersi il costume prima di essersi accertate che il sole ci fosse…e che sarebbe rimasto.

Verso sera, in compagnia di tre trevigiani con la ‘r’ attorcigliata ed un splendido dialetto, ci siamo diretti da The other room dove abbiamo aspettato mio cugino ‘Francè de Roma’.

Tra qualche birra e qualche costoletta di maiale intrisa di BBQ sauce al 3 sqaure cafè di Abbott Kinney e passata gran parte della serata.

I più giovani della combricola sono resistiti e hanno proseguito la serata al club 31TEN di Santa Monica. Ci ha raggiunto anche la splendida e solare Erica(la cantante di Skeleton boy).

La serata si è conclusa verso le 3 am a casa nostra. In due a bussare al mio coinquilino Brett solo affinchè Enrico potesse sfidarlo a FIFA con la Xbox. Mea culpa aver riferito che il gioco era Pro evolution soccer…ma alla fine Enrico è stato valutato ‘NOT BAD’.

Io ridevo….e poi sono crollata nel letto, distrutta dal sonno e dalla felicità della piacevolissima giornata.

E così continuo a  rimandare i miei programmi di giorno in giorno, pur di godermi quella vita quotidiana che presto sarà la vecchia vita quotidiana di ‘Quando vivevo a Venice beach…’.

Che fortunata che sono. HO TUTTO.

GRAZIE.

NUOVA SEZIONE TEMPORANEA DEL BLOG

COUNTDOWN=CONTO ALLA ROVESCIA

Oggi è il 18 agosto del 2011. Da un mese ho 26 anni. Vivo in America, in California. Sono disoccupata e amo la vita.

Attorno a me ci sono una ventina di mamme con i loro neonati che cantano felici a ritmo di bongo.

11 giorni fa ho visto mio padre con gli occhi lucidi sullo stesso schermo dal quale vi sto scrivendo. La sua mamma se n’era andata.

Io gli ho detto ‘TORNO’.

Non ci sono stati nè come, nè dove, nè quando, nè perchè.

Lui mi ha detto ‘TORNA’.

Io vi dico ‘IS GOING TO BE A GOOD LIFE‘. Comunque vada….

E nel frattempo vi invito a seguirmi in questi ultimi 13 giorni di pura follia, di emozioni contrastanti, di lacrime e di sorrisi, di amici e di burocrazia. Le mie ultime ore di yoga in inglese, il mare, i cani, una cultura così uguale…così diversa.

Due amiche importate, un inquilino bizzarro, canzoni, scatoloni, odori, parole, profumi…

Si finisce esattamente dove tutto era iniziato. Non si sa come, se e per quanto finisce.

Al ‘meno uno’ la lista di tutto ciò che mi mancherà…

Che sarà un pò come questa….

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