Gnite.
Capisci che tra esattamente 9 ore dovrei essere su quel volo?
Capisci che questo pensiero non mi va via?
Capisci che resterei su questo taxi tutta la notte pur di non sentirmi niente?
E di nessuno.
Capisci che tra esattamente 9 ore dovrei essere su quel volo?
Capisci che questo pensiero non mi va via?
Capisci che resterei su questo taxi tutta la notte pur di non sentirmi niente?
E di nessuno.
Praticamente il discorso è questo.
Sì scrivo poco e quando lo faccio lo faccio sempre peggio, comunque sia…
Il discorso è che io so che domani a mezzogiorno ho un biglietto pagato per andare negli Usa 10 giorni. 3 a NY e 7 a LA.
So che ho deciso di non andare, ma so anche che se mi salta il matto prendo e vado.
Quando si avvicina il matto io però inizio a dirgli…NO.
‘No perchè tanto l’America resta lì, ci posso andare in qualunque altro momento, magari con amici anzichè da sola, magari quando le cose in generale vanno meglio, magari.’ E lui insiste e mi dice, ‘ma cazzo resti a fare qua? Quello che c’è adesso c’è anche quando torni..e sarà immutato, regolare, incapsulato come sempre in una routine di cui sei entrata a fare parte e che puoi mollare ogni tanto’
‘No che non posso’, gli rispondo, ‘guarda che non è facile entrare a far parte di quella routine e non è nemmeno facile mantenerne i ritmi e ogni stop è uno STOP. un punto. I’d rather be a comma then a full stop. Cantavano.’
Lui insiste. Che palle. Ma io non vado. Ma poi mi fa un’altra domanda. E io allora smetto di camminare, mi fermo e mi siedo su una panchina e gli dico:
‘va bene, ti spiego’.
Lui mi ha chiesto ‘Allora perchè hai preso quel biglietto? Perchè sul tuo desktop c’è un’icona che si chiama immensamente felice ed è la foto del tuo biglietto? Perchè dentro alla porta del tuo armadio in camera c’è la stessa foto? Hai ancora tempo per decidere…dai parliamone che forse non sono poi così matto. Forse non sono io quello matto.’
E io gli dico cose, cose senza pensare, immagini sensoriali nella mia mente. Dico ‘l’odore della corrente nella metropolitana di NY, l’accento dello speaker nero che guida il mezzo, la puzza di salsiccia sulle strade più dissestate del mondo, i sacchettini gialli degli m&m’s, nuts4nuts, quel chiacchiericcio in una lingua non mia, quel divorare gli altri per immaginare il loro mondo’. Ho il viso bagnato, ma fuori non piove. Fuori.
Mi alzo, ma lui mi ferma. Mi dice, dai continua…ti farà bene.
E io gli dico che ora non posso. Che sono di fretta. Che non ho voglia, nè forza. Che devo andare a lavorare. Che la vita è un’altra. ORA.
E che un giorno avrò preso un biglietto per Milano, per l’odore di croissant in metropolitana mi ricorda quando lavoravo lì…e mi sembrava che fosse tutto più bello.
E’ la storia, ed è un viaggio, come gli altri viaggi. Iniziano, esistono e si rimpiangono, ma non si dimenticano. E quello è solo un posto.
Poi mi chiede di Venice.
Gli dico che tanto è solo una questione di tempo. Tornerò a prendermi tutto, se devo.
Se lo dice il matto…visto che è lui quello sano.
Non chiedetemi per quale motivo, ma non sono assalita dall’entusiasmo che chi mi conosce o chi mi legge si aspetterebbe da me…a pochi giorni dall’incredibile evento.
Perche’ si’, tra 10 giorni esatti a quest’ ora saro sul trenino che mi porta a Malpensa per una pausa vacanziera che prevede 4 giorni a NY e 6 a LA.
Si’, avete letto bene. Sto per tornare nella mia America, nelle citta’ del mio cambiamento, e sono cosi’…quasi indifferente.
Non ho aspettative e non le voglio avere. Non ho nemmeno programmi. Anzi, fino all’ultimo voglio lasciarmi la possibilita’ di non partire!
Ma se partiro’ saro’ qui, per 10 gg di fuoco. Pronti a farvi viaggiare attraverso i miei occhi…l’unica cosa buona che sono riuscita a fare attraverso questo blogghino…ormai mezzo morto!
Buona settimana!!!
C’e’ il sole.
C’e’ il sole fuori.
C’e’ il sole dentro.
La vita mi sta concendendo un attimo per respirare e io lo voglio tutto.
E’ piu’ facile scrivere.
Le parole vengono da se e in mano hai una penna che vorresti non finisse mai.
Tutto quello che vedi attorno a te si trasforma magicamente in parole. Colori.
Quello che prima era grigio e cupo ora e’ giallo e prende vita. Si muove. Colora.
Inizia a colorare te dentro le righe sapendo che forse presto potrai tornare a scavalcare quei limiti.
La bella stagione sembra dare a tutti una ragione in piu’ per vivere.
Per incontrare.
Per colorare le pagine della vita con storie nuove. Intense. Dai colori pastello ai toni accesi di ‘un’estate che vorrei potesse non finire mai’. Dicevano.
E pur sapendo che quel posto c’e’. Tu stai. Stay. Resti.
Respiri e capisci che devi restare. Che tutto passa. Che la vita e’ questa. E sei tu quella che dice di amarla sopra ogni cosa.
Guarandoti attorno capisci che abbiamo una missione da assolvere. Per se stessi e per gli altri.
La missione e’ colorare.
Quindi se il pennarello non va devi solo uscire e reiventarlo. Uguale o diverso.
Ma colora.
Sono noiosa,
talmente noiosa che annoio me stessa.
Adesso annoio anche voi.
Tra 3 mesi ci torno.
Per poco questa volta, ma torno.
Mi manca.
E sento già il caldo del suo sole sulla mia pelle.
A presto LA.
‘This is the way you left me,
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No Happy Ending
This is the way that we love,
Like it’s forever.
Then live the rest of our life,
But not together.’
Alla mi destra una grande finestra su un cielo molto blu e soleggiato con un aereo che lo percorre e che mi fa pensare a Los Angeles,
ma è ancora troppo presto per tornare.
The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.
Here’s an excerpt:
The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 19,000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 7 sold-out performances for that many people to see it.
Questa volta devo proprio dirlo…aveva ragione Camu…con il passare del tempo non ho tenuto fede ai magnifici buoni propositi che mi ero prefissata per il 2011…non tutti almeno(tipo quello del consumismo)….però ho fatto di tutto per mantenerli e rispettarli…
Sono le 17 del 31 dicembre 2011…ne sono successe di cose in questo 2011, cavoli! Per metà anno ho vissuto dall’altra parte del mondo in un posto magnifico al quale mi sentirò indissolubilmente legata per sempre. Ho conosciuto un triliardo di perone e ho esplorato posti magnifici…sono tornata e mi hanno atteso a braccia aperte un sacco di amici…la mia famiglia, il mio caro bel vecchio mondo!
Ora sono nella cucina di casa mia con un buon profumo di lasagne, lenticchie e zampone che aspetto una ventina di persone tra cui i miei più cari amici…tutti di nuovo assieme, come un anno fa….gli altri sparsi un pò di quà e un pò di là nel mondo!
Stamattina mi sono svegliata con una fantasia…vorrei avere un potere magico: il potere di svegliarmi dove voglio. Una sola clausola. Deve essere uno dei letti in cui ho già dormito almeno una volta nella vita. Così viaggerei nel tempo e nello spazio senza rendermene conto e puff: domani mi sveglio a Venice beach!
Poi torno con i piedi per terra e penso….e i buoni propositi per questo 2012???
Mi sa che non ne ho…vorrei in generale fare più sport perchè mi manca davvero tanto, soprattutto da quando sono tornata a Milano.
Ah ecco un vero buon proposito per il 2012:
USARE MENO PAROLE INGLESI MENTRE PARLO….a breve un post sull’argomento!!!
Che dire BUON ANNO LETTORI!
Auge’ li Ha definiti ‘luoghi non luoghi’.
Noi li attraversiamo praticamente ogni giorno.
Il nostro attraversare da’ a loro senso.
Un senso continuamente immutabile e totalmente fragile, instabile, nomade, fatiscente, provvisorio, momentaneo.
E un po’ come tutte queste cose false e artificiali si arricchisce, luccica e va a riempire quei vuoti che non dovrebbero esserci.
Vuoti di tempo, vuoti di persona.
Si riempie di storie, si muove al solo suono del commercio, batte cassa, si spegne e in men che non si dica e’ di nuovo pronto a ripartire.
Accoglie, abbraccia, vende, riempie, stufa.
Quando la tua vita e’ un centro commerciale da riempire affinche’ abbia un senso, tu sei una ‘persona non persona’.
Ma tu non vuoi essere una persona non persona, giusto?
Dopo un pò di brainstorming di gruppo e quelli che mia madre chiamerebbe ‘esami di coscienza’ ne sono venuta a una.
Il Natale non lo sto sentendo e non vorrei nemmeno festeggiarlo e forse è giusto che sia così.
Il Natale è la celebrazione della nascita di Gesù Cristo e io quest’anno ho preso una personale posizione sulla Chiesa Cattolica e le sue manifestazioni. Quindi è giusto che mi approcci a queste feste in modo diverso.
E questa è la prima motivazione.
La seconda è che sono ancora incazzata. Sono un pò incazzata perchè sento che il destino sta cercando di mettermi il bastone tra le ruote, ed è sempre difficile attraversare un momento in cui ci si sente ‘traditi da un amico’. So che mi sbaglio e che mi rimangerò queste parole e che di nuovo vi dirò che ‘se le cose succedono, c’è sempre una ragione’, ma ora va così.
Da quando a fine luglio ho iniziato a pensare di tornare in Italia mi è sembrato che ogni cosa che venisse a me, venisse per completare un cerchio, con una ragione sensata. E invece ora, mi sembra l’esatto contrario. Per la prima volta vi dico che se tornassi indietro vorrei fare le cose diversamente. Ma se tornassi indietro so che rifarei le cose esattamente nel modo in cui le ho fatte. Quindi sono incazzata, perchè come direbbe mio padre durante una partita di scala 40, ‘mi sono incartata’.
Siiiii, lo so che devo solo aspettare e ne verrò a una. Ma non mi è mai piaciuto aspettare, mi è sembrato di essere sempre stata chiara in merito.
Invece mio padre mi dice che ‘tornare indietro serve ad andare avanti’. Ritrovare vecchie strade, vecchie abitudini e vecchi valori per riflettere, ridimensionare tutto e continuare a crescere.
Un giorno mi sveglio e penso che dovrei andare a vivere in un ashram in India e il giorno dopo mi sveglio e penso che l’unico posto in cui sto bene è l’ufficio, sommersa dal lavoro. Bene, ma non benissimo.
Come tiro avanti? Con questa frase qui….mi piace davvero tanto:
‘There are the people who always ask ‘why’ and there are the people who let ‘why’ be answered in time without asking. Make it a point to let things be and not ask so many questions. There is an answer to all inquiries but the answer arrives in time when necessary. Asking a question when not mentally prepared to face the answer brings on more stress to the system’.
Bene. Stabilito che questo vale per la mia vita, e che l’esatto contrario vale per il mio lavoro, oggi lascio Milano così.
In attesa, ma con tanta voglia di credere che Babbo Natale esiste ancora.
Buone feste a tutti!