Cliffhanger's Blog

Words of a life lover…

Archive for the category “NEW YORK.”

GIORNO 10. TUTTO PIU’ CHIARO.

Ragazzi, bisogna proprio mettersi alla prova per capirsi e ascoltarsi, non è mai facile e ci sono momenti in cui tutto, ma proprio tutto sembra nero e senzia via d’uscita. Ma quando esci da quella stuazione, essere seduta su una poltrona sul marciapiede di Main street sotto il SOLE a 18° gradi ti fa sentire bene. Così come ti fa stare bene avere degli amici che ti vengono a prendere in aereoporto per la prima volta, anziché dover prendere uno stupido taxi. Così come ti fa bene, quando entri a casa loro a mezzonotte e morta di sonno, trovarne altri 4 che chiacchierano e ballano e fanno festa senza motivo. E stai sveglia fino alle 2 a fare altrettanto senza rendertene conto. E poi il tuo amico decide di cederti il letto e tu svieni letteralmente nel tuo primo sonno profondo delle ultime due settimane e dormi 8 ore senza mai svegliarti. Il tutto perché quando ieri notte sei arrivata e la hostess ha detto ‘LADIES AND GENTLEMAN WELCOME TO LOS ANGELES’, ti sorrideva il cuore e sei rimasta con una faccia da ebete da quel momento.

Aver pensato, visto, provato, sentito e attraversato altre due realtà ha consolidato in me l’amore per una realtà nel quale mi trovo bene. Dopo 25 anni non mi sono nemmeno resa conto che sono finalmente in un posto dal qualer non vorrei andare via, cosa che non mi era mai successa prima.

Chi mi segue da sempre, sia nel blog che nella vita, sa quanto non sia stato facile per me arrivare ed inserirmi qui, ed ora che tutto inizia a prendere la giusta piega che faccio io? Prendo e me ne vado? Naaaaaa…

E così, con questi pensieri che iniziano a consolidarsi sempre più arriva il mio ultimo giorno a NY.

La giornata inizia con delle chiacchiere chiarificatorie con una persona lontana. Doccia, solito trench e via verso il Bronx, per visitare il Lehmann college, dove lavora un neo-conoscente. Parlo di un altro blogger italiano espatriato negli Usa, conosciuto tra i bit del web. Uno dei suoi tanti nomi è Camu e io ho finalmente potuto scoprire cosa si cela dietro quella pagina web. Grazie a lui sono stata caldamente accolta da un team caloroso. La breve, ma interessantissima visita al Mediacenter, mi ha ricordato il divario tra università italiane e americane. Le ‘due chiacchiere’ con lui sono state più che piacevoli, ma sicuramente troppo brevi. Gli ho promesso che tornerò presto, quando tornerò a New York, in vacanza!

Mi sono poi fiondata sulla 36esima per l’ennesimo ed ultimo colloquio fuori da LA. E’ andato bene e il posto mi piace molto. Quando gli ho detto che penso resterò a LA, mi hanno detto che se voglio posso iniziare anche a settembre. Ci penserò, grazie.

Alle 1.30pm mi sono vista per pranzare con il mio amico Emre, accidentalmente incontrato il giorno prima in Times square. Dopo svariato tempo passato a chiacchierare come amici, ieri si è svelato essere un’altra persona, con un’infinità di insicurezze e paure. Spero che sia riuscito a tastare il mio entusiasmo per la vita e a portare via qulcuno degli ingredienti che io ho utilizzato per sfornare questa deliziosa torta, che anche se ognitanto ha qualche granello di sale rimane pur sempre buona…e se non altro l’ho fatta io. Quindi, dovesse finire, saprei farne un’altra.

Prima di scappare verso l’upper west side a recuperare le valigie, ho riabbracciato Pinar, la mia compagna di stanza dell’esperienza che mi ha cambiato la vita: New York 2009.

Ognitanto mi soffermo e mi stupisco di come certe persone ti conoscano così bene pur avendo condiviso solo pochissimo tempo con te.

Leomard mi offre un ottimo te e io sono a bordo del taxi, con gli occhi chiusi mentre per la prima volta lascio New York alle mie spalle senza provare alcun senso di nostalgia.

Il volo è stato fastidioso, lungo e noioso. La temperatura non era mai buona e c’era troppa gente. Devo dire che almeno sono stata graziata avendo il psoto sul corridoio. Credo di aver passato molto tempo ad ascoltare vecchie canzoni in modalità shuffle e vedere che ricordo mi evocavano…ho trascritto tutto, certe risate!

E finalmente inizio a vedere luci fuori dal finestrino. Sento che ci siamo. Sento che l’aria attraversa i miei polmoni in modo più rapido e veloce. Sento che anche i miei pori sorridono. Sento di essere così ferma sulla mia neodecisione di potermi tranquillamente fregare del parere altrui(per inciso, tutti i ‘ma sei pazza a rifiutare lavori a NY?’)…e questo vuol dire esserci con la decisione.

Ma sono stanca e mi manca la mia camera, le mie lenzuola e la mia doccia. Facciamo passare il weekend e poi, a mente lucida,

…’ dirò levate l’ancora diritta avanti tutta questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione.’

GIORNO 8/9. TANTO, TANTO, TANTO. TROPPO.

Sono state due giornate intense, tant’è che stamattina a malapena sono riuscita a raccogliere due parole per formare un post quasi insignificante. Solo una susseguirsi di cose fatte. Ma forse nessuno di voi vuole questo.

Ho conosciuto gente interessante, ho cenato in deliziosi resistenti, ho fatto quella che tutti chiamano ‘la bella vita, ho parlato con gente che ha da trasmettere e ho assorbito. Ho osservato, ho guardato, ho parlato(troppo..come sempre :-P ). ‘Ho seduto’ il mio corpo su central park e ho spento il mondo attorno a me per vivere il mio ‘essere’. Non ho fatto shopping(grande traguardo), ma ho capito, ho capito che…

Non credo di dover riempire questi post con semplici resoconti, ma mi rendo conto che succede perché vivendo a così alta intensità i bei dettagli, le emozioni e le descrizioni che sembrate apprezzare, si perdono per strada. E aimè, non solo nei post, ma forse nella mia vita.

Sono stanca.

Non vedo l’ora di sentire il sole sulla mia pelle e abbracciare il mio letto, tra le quattro mura della mia cameretta.

Ho capito una cosa.

Ho capito molto cose.

Ho capito cosa non voglio, e inizio a sentire le vibrazioni di cosa non devo lasciare.

Non sono pronta per lasciare quello che ho appena iniziato a costruire. Un mattone dopo l’altro ho fatto un muretto, e probabilmente ci vorrebbe ben poco a buttarlo giù o a lasciarlo lì e andare a costruirne un altro.

Ma sono così piena di costruzioni a metà in giro per il mondo, e sento ancora gli strascichi di alcune di loro sulle spalle. E mi si stringe il cuore al solo pensiero di abbattere anche questa…anche perché mi sembra stia venendo su bene, meglio delle ultime se non altro.

I lavori vecchi non li voglio riprendere in mano. Hanno quell’odore di abbandonato e stantio che non ho mai sopportato. E come tutte le cose vecchie richiedono molto cura, che io ora non posso dare. E che non voglio dare. In certi casi forse non ne vale la pena, o non ne vale più la pena.

Così come non posso curare una costruzione ex novo. Non ancora, non adesso.

Mentre quel che devo curare sono io e due mesi di stanchezza, e pesantezza che continuo a trascinarmi dietro.

Si, è vero. Il vento è arrivato, ha fatto un po’ di pulizia, ma la cappa di nebbia si è ricreata subito e con troppa facilità. Come succede quando si ottengono risultati difficili, con soluzioni facili. E questo sta succedendo troppo spesso ultimamente.

Bisogna attraversare. ANCORA.

10) Per chi non ha tempo di trascrivere le proprie parole, ma le ritrova in quelle di altri…

La linea d’ombra

la nebbia che io vedo a me davanti

per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo

mi offrono un incarico di responsabilità

portare questa nave verso una rotta che nessuno sa

è la mia età a mezz’aria in questa condizione di stabilità precaria

ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome

il fondo del caffè confonde il dove e il come

e per la prima volta so cos’è la nostalgia                la commozione

nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione

per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone

è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione        senza preoccupazione

soltanto fare ciò che c’è da fare

e cullati dall’onda notturna sognare la mamma… il mare.

Mi offrono un incarico di responsabilità

mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e il carico è segreto ed importante

il pensiero della responsabilità si è fatto grosso

è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto

di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura

cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?

La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio “la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione”

e adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione

ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà

che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera

ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare

mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo l’astrologia che mi racconta il cielo

galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare.

Mi offrono un incarico di responsabilità

non so cos’è il coraggio se prendere e mollare tutto, se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare, ma bella da esplorare

provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare

portato questo carico importante a destinazione

dove sarò al riparo dal prossimo monsone

mi offrono un incarico di responsabilità

domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte

e quando passerà il monsone dirò levate l’ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione.

L.C.

GIORNO 7. VERSO IL MIO AMORE.

Qualcuno riesce a spiegarmi perché le ultime sere mi sono svegliata alle 3am spontaneamente e non, e invece stamattina alle 4.30 ho dovuto far suonare tre diverse sveglie, 10 volte almeno, per riuscire a trascinarmi sotto la doccia?

Menomale che, nonostante qualche disguido e qualche interessante chiacchiera con un ecuadoregno con cui ho condiviso il taxi, alcune ore dopo ero regolarmente a bordo del 747 verso New York. Peraltro nemmeno un po’ dispiaciuta di laciare San Francisco.

Il nervoso ha lentamente dato più spazio al disgusto, il quale lascia più potere al mio entusiasmo. Sento che ci siamo. Anche perché a New York non ci può essere spazio per vecchie e inutili porcherie.

Dopo un ‘pisolo’ e una fitta corrispondenza resa possibile grazie alla presenza del wi-fi a bordo del volo, l’aereo ‘sterza’. Si può dire? Ho decisamente un problema con i termini legati alla direzione dei diversi mezzi di trasporto…dal volante della bicicletta(manubrio), al volante della barca(timone)…chissà se tutto ciò ha una una qualche origine in una turbe psichica legata alla mia infanzia. Comunque, l’aereo si inclina verso destra. I finistrini chiusi dall’ignoranza che mi circonda, non mi permettono di vedere nulla. Ma io sento il mio cuore che batte più forte, la risento sotto i piedi.

L’emozione che mi da è talmente forte che in questi giorni sono spesso assalita dal timore di volerci andare a vivere per sempre, come se ciò potesse compromettere l’immagine sacra che gli ho attribuito nel vecchio tempo delle passate esperienze.

Dal momento del mio atterraggio, dopo aver registrato un file audio in cui canto ‘Empire State of mind’(è un file per pochi, non preocupatevi), mi sono fiondata da un mezzo all’altro per poi finire a bordo di un taxi a cambiarmi per lo screening del ‘vegan’ film alla quale ero stata invitata, il tutto mentre discutevo animatamente con un amico al telefono.

Sono scesa dal taxi e tutt’ora mi viene difficile credere di non essere stata portata via dal vento. Non so come venga definita la bora a New York, ma questo è sicuramente il nome del fenomeno che lo ricordava.

Durante il docu-film mi sono addormentata, come una pera sotto un pero. Con l’orecchio vigile di chi è pronto ad applaudire alla fine e a partecipare attivamente alla discussione finale. ‘Is veganism and spiritualism just fashion or is a phenomenon that is just starting now and going to last?’. Pare che la domanda sia stata apprezzata.

L’essere stata invitata dalla scrittrice mi ha portata anche a following party, in uno degli eccentrici appartamenti di Soho di una ex modella molto aggressiva verso il poco rispetto contro gli animali. Io continuo ad immaginarla con in mano un secchio di pittura da scagliare su qualche bella pelliccia durante la NY fashion week.

Il suo appartamento, o meglio, l’appartamento dei suoi 11 carlini e una gatta, era intensamente curioso e insolitamente pulito. Non avendo animali difficilmente non percepisco la loro presenza, soprattutto per quanto riguarda gli odori, mentre lì la situazione era ben diversa. L’ambiente accogliente, pieno di gigantografie, tra cui alcune sue foto di quando sfilava, ha reso la serata particolarmente piacevole. Le chiacchiere erano perlopiù ‘vegan’, sino al punto di farmi sentire imbarazzata per avere scarpe e borsa di pelle :/

Verso l’una, dopo aver condiviso un taxi con la mia neo amica scrittrice, sono entrata nell’appartamento dell’amico che mi sta ospitando. L’ambiente è molto cozy(accogliente), maschile, artistico e la musica jazz, la luce soffusa e la meravigliosa city illuminata sullo sfondo sono più che breathtaking.

Dopo qualche chiacchiera i miei occhietti si chiudono, tra stupore e insucurezze sul futuro. Non sarà una notte tranquilla, ma il giorno 8 tutto sorride…come non potrebbe essere così? E’ NY!

E ora scappo, perché ‘il giorno 9 ‘s’ha da iniziare’.

fe/

GIORNO 5. A-RIVEDERCI MIA AMATA.

Eccomi qui, finalmente ferma con i miei pensieri, in attesa del volo che dopo 99 giorni negli Usa mi riporterà in ‘Terra madre’.

Sono felice, sono serena, nemmeno tanto triste di lasciare il mio grande tesoro, perché so che lo rivedrò presto. E sono anche impaziente, ho voglia di tuffarmi tra le braccia di tutti i miei amici e di accoglierli tra le mie.

Si vive una volta sola e voglio vivere appieno questi momenti, secondo dopo secondo. Anche la dolce amarezza del saluto a New York è una sensazione gradevole.

Stamattina non mi sono svegliata cantando a squarciagola e saltando sul letto per svegliare la mamma, le quattro ore di sonno mi hanno provata….ma solo per i primi 10 minuti del giorno!

Siamo andate nel ponte infondo alla E42nd e abbiamo guardato il panorama. Dopo aver spedito le cartoline di Natale(usanza ancora molto consolidata qui negli States che ho adorato recuperare), ci siamo fiondate a fare colazione in un nuovo ‘Le pain quotidien’ sulla E63rd e Madison. Che meraviglia, la tavola straripava di cibo di tutti i generi: uova, frutta, pane, marmellate, cappuccino….io e la mamma siamo riuscite a conversare con la nostra vicina di tavolo e la sua storia, lei fa l’agente immobiliare e quando mi ha detto ‘ti lascio il biglietto da visita, magari ti può tornare utile’ ho risposto con un sorriso a 100 denti: ‘I WISH’….una casa a New York. Che sogno!

Appena uscite ho intercettato una casetta dalla facciata curiosa che si è svelata un graziosissimo negozio di bottoni, ‘Tender button’, uno di quei posti incantati, che si scopre solo ‘perdendosi’ senza meta. Dopo la quiete…..Bloomingsdale di sabato a 7 giorni da Natale: abbastanza overcrowded da incantare la mamma per qualche acquisto, tra cui uno splendido taccuino giallo ocra(taccuino Sophie, non tacchino :-D ).

Giusto il tempo di ripercorrere la Fifth Avenue, un paio di pics di fronte a Tiffany(arriverà il giorno in cui mi stuferò di fotografarlo ogni volta che ci passo di fronte), un pensiero in Chiesa, back to St.Giles The court e senza nemmeno rendermene conto sono a bordo del taxi. Ready to leave. Enthusiastic about life. Still enchanted from the Christmas New Yorker atmosphere.

E ora, in attesa dell’imbarco, seduta a terra come solo una yogi può fare, mi chiedo se mi mancherà più la California, New York, l’America in generale o l’Italia quando tra 3 settimane tornerò qui. L’unica cosa che mi viene in mente se mi concentro è che voglio un piatto di spaghetti con sugo di pomodori di Pachino, basilico fresco, olio extra vergine e una tavolata piena di amici.

Italia meravigliosa, come vedi, nonostante tutti i tuoi difetti, resti sempre nel mio cuore!

NEW YORK. GIORNO 4. ALL’ATTACCO.

Ragazzi, i vostri commenti continuano a lusingarmi…non credo di meritarmeli tutti ma…..ma almeno continuate a leggermi! :-)

Il giorno 4 è stata una giornata davvero full di avvenimenti e sicchè sono tornata in camera dopo le 4 am, ricordami a malapena in che piano fossi, ho creduto opportuno posticipare il racconto. Ma tranquilli, non dimenticherò nulla poiché ho elencato tutto su una lunga lista.

LA mia sveglia è suonata alle 7.30 am e poiché la mamma continuava a godersi il caldo delle coperte ho creduto che mettermi a cantare canzoni di Natale a squarciagola saltando sul letto e urlandole ‘Mamma muoviti che là fuori c’è New York, non posso stare in camera un solo minuto in più’, fosse la cosa migliore da fare.

Dopo una quick shower ho portato la mamma a Grand Central Station e alla Public library sulla 5th avenue. Mentre visitava la libreria io sono schizzata in posta per spedire alcune Christmas postcards che alcuni di voi troveranno a breve nella loro cassetta delle lettere. Inutile soffermarsi su quantoi servizi alle poste fossero perfettamente organizzati, con code rapide e commessi sorridenti. Aggiungo anche, per chi non avesse ancora avuto occasione di andarci, che Grand Central Station è la stazione dei treni più incredibile che io conosca, l’unica in cui la gente si ritrova appositamente per andare a cena-colazione in posti esclusivi come l’Oyster bar o la Magnolia Bakery…e così la mamma si è sbaffata un delizioso carrots & nuts cupcake…e abbiamo anche preso il libro di ricette per la mia ex coinquilina chef Sophie(cliccate sul suo nome per balzare nel suo website).

Alle 10.30 am avevamo appuntamento sulla W102st, nell’Upper East side, con Leonard, un newyorkese che ho conosciuto al Moma l’estate scorsa, con cui mi sono sempre tenuta in contatto.

Ci siamo ritrovati in un autentico e vecchio diner greco dove abbiamo sperimentato una tradizionale colazione newyorkese: la mamma e Leonard hanno assaggiato i pancake con pancetta, mentre io ho mangiato 2 uova all’occhio di bue e alcune patate con spremuta di pompelmo…gnummy gnummy(versione americana di gnam gnam). Dopodichè, come d’accordo, ci siamo avviati verso Chelsea per visitare alcune famose gallerie d’arte contemporanea. Nel tragitto però Leonard ha voluto farci vedere ‘Zabar’ un incredibile negozio di alimentari che offre ogni tipo di delizia proveniente da tutto il tutto mondo, ta i nostri ‘compaesani’ il panettone Balocco, la Nutella, la pasta de Cecco, il Parmacotto(con tanto di americana esaltata che crede sia la cosa più buona del mondo), etc… al piano superiore oggettistica da cucina di tutti i tipi, dalle pentole in rame a brillanti elettrodomestici all’ultimo grido. Fuori, un passo verso la strada, un braccio alzato e uno degli 11.000 taxi di New York che si avvicina e con 8 dollari ci porta a Chelsea.

Leonard è molto a suo agio tra le gallerie di Chelsea e nel giro di un paio d’ore ci porta a vedere le più ‘worthy’. Ovviamente, anche qui, non manca il tocco del Bel Paese: Girardoni, Pomodoro e Botero…poi Leonard si offre gentilmente di accompagnarci tra la Prince st. e Mercer st. per acquistare un pensiero di Natale per il mio babbo. E’ una cosa molto carina di cui vi potrò parlare, per ovvi motivi, solo dopo Natale.

Stanchi(loro) e assetati(io) ci siamo recati al Bar89 su Mercer st.; un locale molto ‘in’ dal cui soffitto scendono appese delle splendide ali d’angelo realizzate con vere piume bianche. Leonard mi invita a vedere il bagno, della serie….a NY nessun dettaglio è lasciato al caso. Non trovo nulla di particolare, se non fosse che quando sto per entrare noto che la porta in vetro del gabinetto è completamente trasparente. Non fosse stato per una breve indagine fatta con un’altra cliente, non ci saremmo accorte che, nel momento in cui si chiude la serratura della porta il vetro si offusca e compare la scritta ‘occupied’… incredibile. Nei favolosi negozi del quartiere di Soho, tra store di designer emergenti e di stilisti più affermati, la mamma scorge un delizioso negozio di arredamento in stile sabby chic(sabbiato)….impazzisce e scatta almeno 50 foto(così capite da chi ho preso), e io ho preso un braccialetto fatto con una fettuccina in cui ho appeso sei ciondoli che da tempo avevi nel portafoglio…presenti di amiche.

Alle 5 pm mi sono trovata a tra la W4th st  e Broadway con Emre, un ragazzo turco con cui flirtavo la scorsa estate a NY. Con lui siamo andati al Reggio caffè, uno dei locali limitrofi alla zona universitaria(NYU), dove ci hanno aspettati 3 amici: 2 turchi e una trentenne americana che vive e studia al MIT a Boston e che ha già praticamente vissuto in tutto il mondo.Il Reggio caffè è un locale molto piccolo in stile Bohemien e davvero gradevole, un te verde, 4 chiacchiere ed è già tempo di tornare da mamma.

Sono appena le 6 pm e trascino la mamma nella mia libreria preferita: la Shakespeare library sulla Broadway. Posto piccolo, intimo e gestito da un simpatico padrone, sempre disposto a elargire pareri e a condividere opinioni sulle letture. Io qui, ho trovato una cosa che non avrei potuto non acquistare…

Credo sia proprio adatto a me !!!

Verso le 8 pm siamo in albergo, la mamma vuole riposarsi un po’ e io ne approfitto per fiondarmi da ‘Black label’, un nuovo beauty and nails spa aperto sotto al nostro albergo da alcuni coreani. Mi trattano come una principessa riservandomi i migliori trattandomi e curandone i minimi dettagli. La ceretta al cioccolato, cosmopolitan durante la manicure, piacevoli chiacchiere con il manager….et dulcis infundo anziché farmi asciugare le mani sotto ai consueti ventilatori mi offrono 15 minuti di massaggio…come rifiutare?!? Esco dallo store nuovo, pronta a portare la mamma a cena fuori.

Quando arrivo in stanza trovo la chiamata persa di un amico di Milano. Lo richiamo, 4 parole al volo e non solo scopro che anche lui è a NY, ma anche che alloggia nel mio stesso albergo, 2 piani sopra. Ci mettiamo d’accordo per trovarci con alcuni amici per un drink dopo cena e accompagno mamma a un alquanto deludente cena da Pershing square, un celebre locale di fronte a Grand Central Station: noioso e inutilmente costoso…io ne approfitto per sorseggiare un po’ di buon rosso californiano.

Raggiungo l’hotel per un rapido ‘change d’abito’ e raggiungo negli altri al Lex, il fashion bar del nostro hotel, per poi finire in tre tra i migliori club di NY: LAVO, MARQUEE E GRIFFIN. Io adoro il Griffin, ma devo ammettere che il Lavo era l’unico che meritava. Voto 0 al Marquee: vuoto e insipido. Dopo 4/5 Tanqueray tonic prendiamo l’ennesimo taxi, trovo le forze per ringraziare di questa ennesima splendida giornata e crollo sulla spalla di A. Credo  di non ricordare nemmeno il tragitto in ascensore….dopo una giornata così abbracciare il letto è la cosa più bella del mondo.

Giorno 4. Amazing happens.

Buongiorno,

a causa di imprevisti devo aspettare di essere in volo per raccontarvi della splendida giornata di ieri. Imprevisti = ho trovato un amico e abbiamo fatto serata :) In poche parole…

‘Dormire 4 ore. ubriaca. pretendere di essere sobria. portare la mamma in giro per NY quando nemmeno ti raggi in piedi. Fare colazione con il retrogusto di Tanquery tonic. Guardare Manhattan per le ultime ore. Pensare a quando riabbraccerai i tuoi amici. Finalmente. Non solo non ha prezzo. Pagherei per farlo ogni mese. I ♥ LIFE.’

A presto.

Giorno 3. Tra 48 ore già di nuovo in volo.

Inizio a sentire la stanchezza, no no….non la stanchezza di girare per new York….piuttosto quella di arrivare a casa a mezzanotte passata e di voler scrivere tutto quello che si ha fatto nelle precedenti 16 ore…

Inizio dicendovi GRAZIE perchè mi state scrivendo in tantissimi e questo mi fa un piacere immenso, spero davvero di arrivare a voi ‘caldamente’ come mi auspico mentre ‘attacco’una parola all’atra.

Stamattina io e il fenomeno, perchè chi a 65 anni con l’ernia al disco cammina dalle 9 di mattina alle 9 di sera con il mio passo non può che essere deffinito fenomeno, abbiamo iniziato la giornata comprando una nuova memory card per la macchina fotografica e ‘colazionando’ a ‘Le Pain Quotidien’ in Bryant Park. Subito dopo, visto il gentile stalking di mio fratello Carlo, ci siamo recate da B&H, negozio tecnologico di cui vi ho parlato in un precedente post. Il  gentile commesso indossava un cappellino Ferrari e non ha perso tempo nel descrivermi la sua precedente carriera e nel mostrarmi le foto: ha lavorato come fotografo professionale in Formula 1, Nasqar, moto, etc…quando ha sentito che avrei voluto lavorare in pubblicitàa New York mi ha fatto un elenco di agenzie pubblicitarie…così gli ho chiesto il contatto: Norman Perkel….chissà!  Insomma, così ci siamo tolte il peso delle commissioni per mio fratello e dopo aver reso la mamma felice mettendole ai piedi un paio di comodissimi e caldissimi UGG, siamo andate verso lo Staten Island ferry.

L’accesso a bordo è rapido, gratuito e line free, peccato offra solo un panorama da quattro soldi: dal momento in cui inizia ad allontanarsi dall’isola più famosa del mondo, il battito cardiaco di chiunque inizia ad accelerare. Non è stato scientificamente dimostrato da nessuno studio bizzarro ad opera di qualche famosa università anglosassone, ma io sono sicura sia così. C’è addirittura chi si siede in fondo, con il pranzo sulle gionocchia e guarda fuori: ‘Isn’t this the best place in the world where to have lunch?’

Dopo il ritorno e la consueta foto sotto le palle del Wall Street bull ci siamo recate verso l’East Village per fare due passi e provare uno dei ristoranti vegan consigliati dalla scrittrice Victoria Moran: The Caravan of Dreams. Mi ero ripromessa che vi avrei descritto ogni portata, ma ora non ce la faccio….vi dico solo che erano 3 anni che non trovavo un posto in cui potessi mangiare qualunque pietanza descritta dal menù senza alcuna preoccupazione….slurp slurp, io e la mamma ci siamo deliziate….e non ci hanno nemmeno ‘pelate’ come ci aspettavamo(vorrà dire che rimanderò a domani la ceretta :-P ).

Non sono riuscita a bloccare mia mamma quando si è fiondata in uno di quei locali che in Italia chiameremmo tabaccherie, per giocare qualche ‘Gratta e vinci’. Abbiamo vinto 20 $, scambiato un ‘cinque’ sorriso e cercato la meta successiva.

New York Strand Book Store: 18 miglia di libri, nuovi e usati, per bambini e non, in un ambiente tanto insipido quanto accogliente….semplicissimi scaffali resi notevoli e leggendari dalla presenza di volumi che trasmettono sapere solo se guardati. Cercavo una guida ‘cultural-artistoide’ di Los Angeles, per sfruttarla al meglio al mio ritardo…nulla da fare, illusa! Nel frattempo la mamma mi ha comprato un libricino delizioso, New York spiegata ai più piccoli con immagini disegnate a mano: ‘This is New York’ di M.Sasek.

Appena uscite(cercherò di tagliare perchè inizio ad essere veramente stanca), mentre guardavamo la vetrina di un antiquario, un ragazzo è uscito da un appartamento con uno scatolone pieno di oggettistica alquanto interessante. La appoggiato in mezzo al marciapiedi, vicino alla spazzatura, e se ne è andato. Lo spirito libero di mia mamma e me ci ha portate ad avvicinarci e a scoprire un cofanetto pieno di curiosità. Ci siamo allontanate con in mano uno specchio segnapunti di qualche vecchio bar e un quadernone mega con una serie di cards fatte a mano….non sono ancora riuscita a capire bene di che si tratti, ma sono molto belle.

Siamo così finite al mercatino di Natale di Union Square dove, nonostante il lauto pranzo, non mi sono potuta negare un bicchiere di Gluhwein(da noi meglio conosciuto come Vin Brulè). Dopo aver comprato un paio di decorazioni per l’albero e aver curiosato in ogni bancarella, ci siamo riscaldate da Wholesome e ci siamo incamminate verso casa.

Alle 9.30 pm mi sono rivista con Pinar, sempre al tavolino di Starbucks, sempre con una tazza di te, sempre con un sottofondo natalizio, sempre con un’ottima amica e tanta voglia di sognare… Io e la mia aria melodiosa e felice non riusciamo a seprararci…e anche quanto mi sto addormendo davanti al mio Mac, sento le guancie che si contraggono e il mio cuore che sorride.

Buonanotte New York. Buongiorno Italia.

NEW YORK. GIORNO 2. GIA’ FINITO :(

Sono le 1 am del giorno 3…mi sembra siano passate solo poche ore da quando ero seduta qui a scrivervi l’ultima volta…eppure di cose ne sono successe!

Stamattina Mami and me ci siamo svegliate tardissimo(7.30 am) e non sono riuscita a trascinarla fuori di casa prima delle 8.30. Verso le 9 eravamo finalmente nell’Upper West side, per la precisione sulla 72nd, vicinissimi al ‘my place’ di NY: una pietra gigante in Central Park, nei pressi degli Strawberry Field. Siamo entrate a Le Pain Quotidien, ed era tutto esattamente come un anno fa.

Un ricco cestino con diversi tipi di pane, organic jams squisite e un morbido cappuccino con soy milk accendono la nostra giornata…e mentre mangiucchio e sfoglio la guida, sento la mia vicina di tavolo parlare di ‘vegan food’, ‘meditation’, ‘yoga’…tutte parole che appaiono nella mia mente come fossero sottomarini carpiti da un detector! Aspetto che chiuda la conversazione e mi avvicino per chiederle consigli su ristoranti vegan a New York…e la risposta è ‘I believe you are actually talking to the very right person!’. Nel giro di pochi secondi ci presentiamo e scopro si tratta di Victoria Moran, scrittrice di cui avevo sentito parlare, ma di cui non ho mai letto nulla(ovviamente mi sono già recata da Barnes&Nobles per comprare i suoi primi due libri). Scrive esattamente tutto quello a cui sono interessata or ora: alimentazione, vegan food, autostima, vita….mi porge il suo biglietto da visita, mi invita a tenerci in contatto e scappa dal suo agente per proporgli il suo ultimo libro. ‘In bocca al lupo Victoria, nella speranza sia la nascita di un’amicizia’. (Nel caso foste interessati alcuni suoi libri sono stati tradotti anche  in italiano).

Così ci alziamo anche noi e ci avviamo verso Central Park…è così diverso dall’estate, ma allo stesso tempo così diversamente altrettanto bello. Incantato. Fermo. Silenzioso. Cupo. Ghiacciato. Magico. Per la prima volta dopo molto tempo sento la mancanza delle scarpette da ginnastica ai piedi….voglio tornare a correre, pian piano.

Sbuchiamo poi sulla Fifth Avenue, giretto veloce al Plaza e via ai giri nella via dello shopping…oggi meriterei un premio solo per essere stata un perfetto Babbo Natale, pur senza alcun travestimento! Ragazzi(amici), siate pronti!!!

Verso le 2 pm ho posato gli acquisti in albergo, ho raggiunto la mamma e siamo andate a pranzo in un ristorante indiano in Bleeker street, una delle vie più famose di New York che porta direttamente al Greenwich Village. La mamma è riuscita a papparsi anche una cupcake nella famosa pasticceria Magnolia Bakery.

Tra freddo e vento decido la prossima meta: il Chelsea Market, che si trova tra il quartiere di Greenwich Village(quello stravisto in Sex and the City), il vecchio Meatpacking district(zona in di Ny, ricca di discoteche e locali) e Chelsea(distretto artistico-’CUL’turale). Il Chelsea Market è uno dei vecchi mercati di New York che è stato di recente ristrutturato e riappropriato di un certo Charme vecchio/nuovo. Mia mamma è attonita…’e’ proprio vero che qui sono 30 anni avanti!’.

Il mercato è ormai un lungo corridoio popolao da interessanti negozietti, in particolare noi ci siamo innamorate di Anthropologie, passandoci almeno un’oora e facendo più foto che in giro per tutta New York.

Dopo alcuni passi al Meatpacking ho deciso che era ora di riaccompagnare mamma a casetta, anche perchè alle 9 am avrei avuto appuntamento con la mia amica turca Pinar.

Pinar è la mia ex compagna di stanza del dormitorio di Brooklym nel quale ho alloggiato nella mia prima visita di New York. Mi ha conosciuta la pima sera e mi ha vista ogni giorno durante il mio primo viaggio attraverso il mio grande amore. Tutt’ora ricorda bene quella luce che vedeva nei miei occhi ogni qualvolta le raccontassi gli avvenimenti del giorno. E così, come sempre quando in compagnia di buoni amici e di una buona tazza di green tea, il tempo si è fermato….e ci siamo raccontate un anno di avventure esilaranti…A mezzanotte ci siamo salutate con la promessa di rivederci domani, che persona deliziosa: innamorata, sognante… e in attesa dell’admission alla Michigan State University per il Ph.D. in psicologia. IN BOCCA AL LUPO AMICA MIA!

Ps per pochi: dopo 3 anni ho la soluzione ‘HIS LIFE IS A QUESTION MARK!’

Pps per tutti: ho ricevuto un sacco di commenti sui primi due post di NY…qui, su Fb, su Twitter e ho addirittura annoverato la prima ‘follower’ abituale. VI RINGRAZIO, vi ringrazio di farmi sapere che riesco a trasmettermi un pò del mio entusiasmo….questo blog è iniziato così, e io ho iniziato a scrivere così…..PARLANDO DI NEW YORK.

NEW YORK, GIORNO 1. AGAIN.

Sapevamo e sapevate che sarebbe andata a finire così…

Appena ho chiuso il Mac, l’ho appoggiato sul divano e ho deciso che sarei scesa da Starbucks per bere la mia solita camomilla pre-sonno. Adesso, non so che strane erbe ci siano nel ‘caffeine free Calm tea’ di Starbucks, ma con quel bicchiere in mano nel giro di 5 minuti ero sulla Fifth Avenue e…cammina, cammina, cammina….

LA musica Natalizia invade le strade, la gente sorride, canticchia e balla per strada…anche i business (mad) men dopo la giornata al lavoro, sembrano sereni. All’altezza di Saks Fifth Avenue alzo gli occhi al cielo e vedo delle fantastiche proiezioni sulla facciata del palazzo: bolle di sapone che esplodono e si trasformano in bolle di sapone. Inizio a girare un video….perchè sapevo che nel momento in cui mi sarei girata avrei provato una grossa emozione…

180° e…..Rockfeller center, il suo immenso albero di Natale e il mio sogno di sempre….quello di poter pattinare sul ghiaccio. Pur sapendo che la mamma era a casa che mi aspettava, in quel momento ho capito che nessuno mi avrebbe fermato. 4 minuti dopo avevo ai piedi dei pattini e sulle note di Last Chrismas….ondeggiavo…

Ho conosciuto 3 americani del New Jersey che volevano imparare a pattinare all’indietro, un dipendente Francese che venerdì mi farà entrare gratis, un NewYorkese con origini Portoricane(pattinatore) e 2 ragazzi del Wisconsin che cercavano indicazioni per Times square e io….gliele ho date.

Eh si, me la ricordo bene la mia New York….la cartina non mi serve più.

Però ora vado a nanna, per davvero….è mezzanotte e venti e già non vedo l’ora di sgattaiolare fuori dal letto e fiondarmi in mezzo alla vita.

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